Nella palude lungo il fiume

A volte mi chiedo perchè rimanere in questa palude. Lungo le rive di questo fiume. Dove si mescolano l'acqua, limpida come i sogni, e la terra, dura come la vita. Dove la nebbia confonde lo sguardo. Dove ogni passo è incerto fra  trovare appoggio e sprofondare.

 

A forza di vedere nebbia lo sguardo perde l'abitudine di guardare l'orizzonte.  Quell'orizzonte che serve a camminare. E quando i piedi sono immobili nel fango guardare l'orizzonte fa male, sembra irraggiungibile. Per tenere lo sguardo lungo dei sogni serve fare una grande fatica, bisogna saper vedere oltre la nebbia. Saper vedere dove gli occhi non vedono. Sentire la musica anche nel silenzio.

 

Perchè la palude è un luogo ricco di vita. E la vita si rinnova nel silenzio della storia, negli acquitrini del tempo. La vita ha bisogno di sudore, di umidità, di contatto fisico e di sguardi.

 

E perchè, come diceva il Maestro, “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”.

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